striada celtega

Eccomi

Utente: Brugh
Nome: Elena
Ricercatrice appassionata di Cultura e Tradizioni Celtiche con particolare riferimento a quelle Lombarde e alla simbologia esoterica.

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giovedì, 08 novembre 2007
Il prodotto Spagirico

Al giorno d'oggi siamo abituati ad assumere prevalentemente farmaci che più o meno conosciamo, appartenenti alla medicina che va per la maggiore, definita "allopatica".
Il farmaco, prodotto di sintesi, proviene da un processo eseguito soltanto su alcune delle molecole della pianta, "estratte" chimicamente in laboratorio, senza prendere in considerazione tutta la pianta.
I nostri vecchi e i nostri avi, si sono sempre curati sin dalla notte dei tempi con le erbe, assunte sotto forma di decotti, tisane e impasti.
La tisana è conosciuta ormai da tutti. Questa la si ottiene utilizzando di preferenza la pianta fresca, appena raccolta (ma anche quella secca va bene, per chi non ha tempo di cercarsela, a patto che provenga dalle nostre terre), immergendola in acqua bollente: si aspetta 15', si filtra e la si beve con un po’ di miele, (meglio se monofiore, di preferenza acacia, rosmarino, tiglio e timo) e per chi non lo tollera, meglio dello zucchero grezzo.
Altri metodi di utilizzo più complessi sono costituiti dalla Spagiria e dall'Omeopatia.
Esistono, però, altri metodi di utilizzo e lavorazione della pianta.
La Spagiria come l'Omeopatia, usa la pianta intera senza escludere nulla, lavorandola con mezzi e tecniche appropriate.
In questo caso la si lavora con le mani, servendosi di utensili che provengono da metalli puri, come il rame, il bronzo e il vetro, per i vari processi lavorativi.
La differenza tra Spagiria ed Omeopatia sta nel fatto che la seconda salta alcuni passaggi di elaborazione che risultano alla fine i più importanti, anche se richiedono tempi di preparazione molto più lunghi (più di 3/4 mesi).
Per una questione economica, quindi, l'Omeopatia ha deciso di fare a meno di alcuni dei passaggi per ottenere maggiori quantitativi di prodotto da vendere sul mercato farmaceutico.


Come diceva Goethe:

"La conoscenza della Natura deve rappresentare un punto di incontro, un ritmo tra l’estremo empirico e quello astratto. Tale punto di incontro si realizza in un nuovo sistema di conoscenza, chiamato “intuizione” o percezione del “fenomeno originario”. In essa il fatto percepito perde la sua particolarità empirica per rivelare l’idea, la legge profonda della natura, idea e legge che in un altro modo non potrebbe mai essere colta al di fuori dell’ambito sensibile. Questo è possibile perché l’Uomo fa parte della Natura ed è Natura lui stesso e quindi non si può avere una contrapposizione tra soggetto ed oggetto nel conoscere, poiché lo stesso spirito si esprime nell’Uomo e nella Natura. L’Uomo conoscendo il mondo conosce se stesso e nel soggetto vi è tutto ciò che è nell’oggetto."

IL PRODOTTO SPAGIRICO

II termine Spagiria deriva dal greco “Spao” e “Agheuro” che significa letteralmente separare e ricongiungere.
Il processo di ottenimento dei rimedi spagirici è basato sull'opera del medico svizzero Paracelso (1493-1541), ritenuto l’iniziatore della Spagiria.
Oggi, comunque, con l’ampliamento delle conoscenze sulle fonti tradizionali, siamo in grado di affermare che la Spagiria come l’Alchimia, ha avuto i suoi natali nell’antico Egitto.
Questa è poi approdata nella Magna Grecia, intorno al 500 a.C., dando luogo alla Scola Italica, preesistente a Pitagora medesimo.
Può essere considerata come un ponte fra l’omeopatia classica e la fitoterapia moderna e si distingue da queste per alcune peculiarità ben distinte.
La produzione della tintura spagirica (così viene chiamato il prodotto ottenuto) è basata su tre tappe essenziali: la fermentazione, la distillazione e l'incenerimento.
In questo modo possono venir estratti gli oli essenziali (sostanze aromatiche), le sostanze minerali e gli oligoelementi propri a ciascuna pianta. Il vantaggio di queste essenze spagiriche risiede dunque nel fatto che contengono non solo delle sostanze organiche, ma anche delle materie inorganiche (sali minerali, oligoelementi).
Solitamente le tinture contengono poco alcool (10%-20%) e se il dosaggio prescritto è rispettato, non sono tossiche; sono inoffensive e senza effetti secondari conosciuti. Tramite le differenti tappe di produzione, viene utilizzata tutta la forza della pianta.

LE PIANTE

Per la produzione delle essenze spagiriche si utilizzano preferibilmente piante fresche raccolte in zone incontaminate o a basso inquinamento, come possono essere le nostre montagne.
Solitamente un buon spagirista sottomette le piante ad un severo controllo di qualità prima di utilizzarle per la produzione. Questo controllo comporta fra l'altro un'analisi delle impurità, come la presenza di erbicidi, pesticidi e di metalli pesanti.

LA FERMENTAZIONE

Le piante sono sottomesse ad una fermentazione in acqua e ciò rappresenta la prima tappa della produzione di un'essenza spagirica. Secondo le piante, questo processo può durare parecchi giorni o addirittura settimane. Durante il processo di fermentazione, gli oli essenziali vengono liberati e delle sostanze aromatiche caratteristiche ad ogni pianta si sviluppano. Durante la fermentazione, dei cambiamenti strutturali del materiale vegetale generano la formazione d nuove sostanze. La fermentazione è seguita dalla distillazione.

LA DISTILLAZIONE

La massa vegetale è sottomessa ad una distillazione a vapore d'acqua che è una forma di distillazione dolce. Il suo scopo è di recuperare le sostanze aromatiche e l’etanolo estratto dalle piante durante la fermentazione. Dopo aver raggiunto la quantità di distillato prescritto questa tappa di produzione è terminata. Il distillato presenta un aroma molto gradevole che è rinforzato dal processo di fermentazione precedente.

L’INCENERIMENTO

La tappa seguente è l'incenerimento del residuo di distillazione. Lo scopo dell'incenerimento (calcinazione, secondo il termine alchemico) è di estrarre dalla massa vegetale i sali minerali e gli oligoelementi propri alle piante. Questi sono poi rimessi in soluzione nel distillato, e l’eccesso viene filtrato. Notiamo che questo processo di combustione elimina ogni traccia di sostanze organiche potenzialmente tossiche (alcaloidi).

COME UTILIZZARE UNA TINTURA SPAGIRICA

Le tinture spagiriche si utilizzano non solo sotto forma liquida di essenze, individuali o in miscela, ma anche sotto forma di unguenti (oleoliti).
Possono essere assunte sotto forma di gocce con poca acqua, alla mattina a digiuno.
Le gocce possono variare da 2 a 5 a seconda del trattamento. Nel caso acuto se ne utilizzano anche 7.

OLEOLITI SPAGIRICI

Per quanto riguarda gli oleoliti, il procedimento risulta essere più semplice da attuare rispetto alle tinture, e chiunque di noi può cimentarsi a casa propria, avendo però la cura di utilizzare pentole in ghisa più resistenti alle alte temperature.
Dapprima si lascia asciugare la pianta al sole, fino a quando tutta l’acqua è evaporata.
Come secondo procedimento si invasa la pianta assieme all’olio di ricino (acquistabile in una qualsiasi farmacia) e la si lascia in infusione per circa 40 giorni.
Alla fine si filtra il composto e si passa alla calcinazione, ovvero incenerimento, della pianta possibilmente in un forno a combustione naturale: il prodotto che si ottiene assume un colore biancastro e si riduce in polvere.
Tale polvere va rimescolata assieme all’olio filtrato. L’oleolito è così pronto.

PREPARAZIONE E SPIEGAZIONE

La raccolta, la preparazione e la manipolazione delle piante dovrà avvenire in tempi precisi e con modalità rigidamente in sintonia con i ritmi della Natura, vale a dire scegliendo il giorno ed anche l’ora più propizi per la raccolta.
Un buon libro di Erbe Officinali, ci indicherà, poi, il periodo di crescita di ogni singola pianta, in modo tale da poter scegliere con cura quella che più si addice alle nostre esigenze.
Altro fattore da tenere in considerazione, e che i nostri Avi ben conoscevano, erano le “similitudini” con le divinità (Forze di Natura) che si associavano alle erbe.
Come alcuni di noi ben sanno, presso i Celti esistevano numerose divinità, ed anche per ogni singola creatura ve ne era una preposta ad hoc, che ne donava caratteristiche uniche e inequivocabili.
Per la preparazione spagirica dobbiamo tenere conto di alcuni fattori. Ogni pianta è composta di tre parti fondamentali, ottenibili per separazione naturale:
L' Acido, positivo.
La Base, negativa.
Il Sale, neutro, risultante dall’unione dei primi due.

In via generale, per macerazione, distillazione ed infine calcinazione, si ottengono i tre elementi separati che, alla fine, riuniti assieme, danno luogo alla cosiddetta Quinta Essenza, che risulta essere un elemento infinitamente potenziato rispetto alla pianta di partenza, in quanto contiene in sé l’elemento energetico che alimenta, sostiene e dirige la parte fisica della pianta.

La pianta è complementare all’uomo:

RADICI preposte al CERVELLO

TRONCO E FOGLIE preposte alla ZONA TORACICA

FIORE preposte agli ORGANI RIPRODUTTIVI.

FRUTTI E SEMI preposte agli ORGANI DEL RICAMBIO.

Un esempio più recente di questa metodologia spagirica, la ritroviamo nel nostro medioevo, con i monaci benedettini che, all’interno del monastero, costruito secondo i canoni geometrici sacri, vagliavano gli individui da sanare, sia fisicamente che spiritualmente, praticando una vera e propria terapia Psicosomatica.
Essi producevano medicamenti spagirici ed alchemici nei propri laboratori, potenziandoli con la sacralità sia del luogo che delle loro tecniche, vere e proprie rituarie sacre.
Siamo di fronte ad una filosofia olistica, cioè unitaria, che vede l’Universo come un unico corpo vivente, composto da infiniti elementi interdipendenti, dei quali l’uomo è il riassunto, potremmo dire il luogo geometrico del sistema e che costituisce l’elemento ultimo catalizzatore di tutte le forze divine.
Da questo si può ritenere chiaramente che non è il Male, la Malattia ad Esistere, ma il Malato, in questo caso considerato come un piccolo Universo sconnesso, mal combinato, con il quale veniamo in contatto, innanzitutto per via sottile, e che possiamo veramente portare a guarigione.
La luna è la lente di convergenza di tutte le forze cosmiche in generale e delle stelle in particolare. Questo in Spagiria è fondamentale e la maggior parte degli operatori del settore lo ignora completamente.
La Natura, la Grande Madre, mentre toglie con una mano, si premura di dare con l’altra; cioè, viste le forze sfavorevoli, possiamo evitarle e mutarle a nostro vantaggio.

DOVE E COME RACCOGLIERE LE ERBE

Il bosco è uno fra i tanti luoghi dove possiamo trovare le nostre erbe: vale qualsiasi altra località di pianura e di collina, ma che assolutamente siano distanti, il più possibile, da ogni tipo di inquinamento magnetico (es. tralicci dell’alta tensione, antenne trasmittenti radio, radar, TV, ecc.); inquinamento chimico ed acustico.
È preferibile il bosco in quanto luogo atemporale per eccellenza, che ci permette di tornare nella dimensione atemporale dei nostri antenati.
Ad esempio, per chi ha la possibilità di frequentare i luoghi delle nostre magnifiche Alpi e Prealpi, potrà constatare come ci si possa immergere abbastanza facilmente, in un ambiente Celtico ancora genuino, quasi del tutto privo di ogni inquinamento acustico e ambientale ed ancora integro.
Seguendo un qualsiasi sentiero prima di entrare in un bosco, quasi sempre si incontra una cappelletta contenente una Madonna, dove sull’altarino sono posti sempre fiori freschi di stagione.
La Madonna non è altri che la dea Belisama, dea celtica della fertilità per eccellenza; sappiamo, a tal proposito, che tutte le divinità e le forze esistenti in Natura ai tempi dei Celti, hanno subito delle modifiche peculiari, durante la cristianizzazione operata molti secoli or sono.
Hanno cambiato il nome ma non la sostanza, e se anche li chiamiamo con nomi “cristianizzati” rimarranno sempre le stesse entità primordiali che i nostri Avi invocavano.
È con la collaborazione di queste forze che bisogna iniziare raccogliere le erbe: con lo spirito dovuto, cominciamo col farcele amiche e chiedere il loro aiuto e consenso prima di entrare nel bosco sacro (Nemeton).
Al di là dell’indicazione generica di cogliere la pianta al massimo della sua potenzialità, che si ha nei primi giorni di luna crescente, dobbiamo valutare la corrispondenza di ogni singola pianta consone alla problematica psico-somatica da curare.

Seguiamo l' “Anima” Celtico:

Ben equipaggiati, con cestino e falcetto, entriamo nel bosco liberandoci prima da ogni pensiero negativo e preoccupazione: la tranquillità è fondamentale.
Lentamente entriamo in contatto con i profumi che emanano gli ambienti del bosco: essi sentono che le nostre intenzioni sono positive, ed allora anziché opporsi, ci fanno strada e ci facilitano il cammino.
Quando arriviamo in una radura, ci fermiamo al centro e poco alla volta, abituiamo la vista alla penombra e scorgiamo le nostre erbe.
Ci chiniamo, e prima di maneggiare il falcetto, pronunciamo questa invocazione possibilmente nella propria parlata o in quella del luogo prescelto:

“Salute a VOI, o luminosa, …………… (nome della pianta), sono venuto a cogliervi affinché mi rendiate la salute, poiché sono affetto da un male che voglio curare”.

È importante la differenza che passa tra l'usare l'italiano (lingua ormai alla portata di tutti) e nel rivolgerci nella lingua madre; il secondo è più potente perché ha un vissuto storico genuino e quella carica magnetica pregna di tutte le Voci generazionali che provengono dalle nostre terre, dai nostri nonni.
Come si sa i Druidi usavano, non solo per il vischio, ma anche per tutte le altre erbe del bosco, il Falcetto d'oro.
Il falcetto può essere di ferro, ma è fondamentale che lo stesso sia stato acquistato nuovo e debitamente Consacrato.
Esso dovrà essere maneggiato esclusivamente da noi, e custodito gelosamente nel nostro cassetto o altare, anch’esso consacrato.
Un consiglio che ci proviene da lontano: per consacrare qualsiasi cosa, ci si deve recare ad una fonte pura, alla riva della quale si trovino Noccioli e/o Salici.
È fondamentale che vi siano queste e non altre piante, perché la tradizione celtica nostrana vuole che si portino e si leghino ai rami di tali piante fazzoletti di lino bianco con scritti i nostri desideri, i nostri pensieri e i nostri dubbi (in nero o rosso).
Il Nocciolo e il Salice sono piante che ci aiutano nella contemplazione e nel percorso dei nostri pensieri profondi.
Quando avremo terminata la raccolta, ringrazieremo le forze amiche del bosco, sostando brevemente in contemplazione e in comunione con tutto l'ambiente che ci circonda, tornando poi a casa nostra.
Lì giunti, stenderemo opportunamente le erbe ad asciugare per poterle mantenere più a lungo: è consigliabile, successivamente, conservarle in barattoli scuri, non esposti direttamente alla luce del sole. Meglio se questi barattoli sono di terracotta o vetro per evitare che vengano in contatto con materiali estranei alla costituente naturale.

Postato da: Brugh a 12:35 | link | commenti (1)
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Triskell: agli albori del mondo Celtico

Per gli architetti e gli scultori contemporanei, il triskell non è altro che una forma decorativa, un motivo ornamentali da porre sulle facciate delle chiese.
La sua origine e la sua storia sono tuttavia poco conosciute; la sua utilizzazione limitata e il suo simbolismo praticamente inesistente, anche se le sue radici affondano nel più profondo della notte dei tempi, della coscienza umana.
Per alcuni ricercatori che si applicano nel campo dell’energetica, e nella nuova disciplina della “Geobiologia” o “Geoenergetica”, il punto d’approccio risulta essere del tutto differente poiché essi considerano il triskell per la sua forma e le sue emissioni energetiche come fonte di vita.
Ecco che quindi nasce una nuova Coscienza che tiene conto dell’origine antica di questo simbolo, come fu utilizzato, e del suo significato in campo applicativo.
Fu seguendo un criterio di armonia delle forme che gli antichi costruttori di cattedrali, utilizzarono il simbolo del triskell, tutt’altro che casuale e ornamentale, ma che doveva rispecchiare una legge di Natura ben precisa: la cassa di risonanza energetica.
È il simbolo più usato in tutto il mondo, tant’è vero che fu rinvenuto non solo nell’Europa di 15.000 anni fa, ma anche in America , Australia, Indie e in Egitto, come ci testimoniano alcuni reperti archeologici all’interno di grotte votive, sui dolmen e sui menhir del continente Europeo come ad esempio a Carnac in Bretagna, Newgrange in Irlanda e Stonehenge in Inghilterra.

Ma da dove proviene, come nasce, esattamente il Triskell ?
Triskell proviene dal celtico “TRISKIN” che significa letteralmente “tre raggi di luce”.
In bretone “AN TRISKELL”, in francese “TRISCèLE”.
Con il punto e il cerchio, la spirale, da cui ha origine il triskell, è uno dei simboli più antichi che l’Umanità abbia mai conosciuto.
Prima ancora di essere un simbolo, però, risponde ad una realtà funzionale che mette in comunicazione le forze cosmiche con la cassa di risonanza dell’Uomo, che è il torace.
Il cerchio ha sempre rappresentato per l’Uomo antico, la perfezione, la vitalità del Sole e il segno stesso della Vita.
Con la spirale, il cerchio diviene ancora più Vivo, poiché la rappresentazione dell’energia del cerchio, in rapporto ai suoi punti, diviene la rappresentazione stessa di Dio.
La spirale, simbolicamente parlando, diviene il punto d’incontro tra il cerchio e la linea, aggiungendo a questi la curva.
Con la spirale tutti i punti si allontanano e si riavvicinano in egual misura, in un eterno ritorno, in un eterno motivo rotatorio che non ha un centro preciso nello spazio.
Con questo simbolo si voleva rappresentare l’Universo nella duplice veste di infinitamente grande e infinitamente piccolo.
Nel triskell esiste un movimento evolutivo ed uno involutivo che trovano un punto d’incontro nel movimento che equilibra le forze contrarie.
Questi tre movimenti producono energia che nella realtà antica rappresentava l’essenza della Vita stessa.
Il movimento involutivo rappresentante le forze telluriche congiungendosi con quella evolutiva delle forze cosmiche, non troverebbe mai un punto d’equilibrio senza una forza esterna che armonizza entrambi i movimenti.
È per questo che i costruttori dei santuari e delle cattedrali hanno sempre cercato la presenza di luoghi tellurici fortemente attivi, per la presenza sotterranea di acqua, per aver accesso a questa energia.
Questa terza forza permette di equilibrare e veicolare delle forze che altrimenti si contrasterebbero e produrrebbero una dispersione di energia.
È per un bisogno di energia cosmica, di attrazione spirituale che l’Uomo cerca di uscire dalla materia, ed è per un bisogno di incarnare tutte le cose nella materia, che l’energia cosmica scende in terra.
Nell’edificazione delle cattedrali come quella di Milano e di Chartres, la terza forza, il terzo movimento, veniva rappresentato dall’edificio stesso che con la sua altezza, faceva da cassa di risonanza per intercettare e veicolare al meglio le due forze in gioco.
Il principio trinitario lo ritroviamo in tutte le antiche Tradizioni ed anche in quella cattolica.
Presso le popolazioni celtiche era l’espressione dell’increato, che si manifesta in tre principi fondamentali che sono l’Acqua, l’Aria ed il Fuoco, dai quali traggono origine tutte le forze create dell’Universo. Sono tre principi che la tradizione celtica ha simboleggiato in tre raggi, tre linee, che rappresentavano il Divino.
Secondo la concezione celtica la manifestazione di queste forze passa per il Verbo e il Suono, una unità trinaria che espande se stessa tramite la manifestazione energetica vitale del numero tre.
Le divinità che discendono da Dio, rappresentano queste manifestazioni terrene e nella Tradizione Celtica, vengono rappresentate da Lugh, Ogmios e Taranis/Nuada.
Lugh viene spesso associato al Mercurio romano, dio della ruota (sue rappresentazioni le ritroviamo sparse per il nord Italia); manifestazione triplice che viene rappresentata anche da tre teste.
È il dio più importante dei Celti perché è il dio della Creazione, degli scambi e delle comunicazioni. Realizza l’unione di ciò che sta in alto con ciò che sta in basso, lo spirito della materia col pensiero e con l’azione.
Ogmios è l’equivalente del Giove romano, padre dell’eloquenza e del verbo, colui che libera tramite la parola. È l’inventore dell’alfabeto sacro e magico Ogham.
È il dio della giustizia e dell’equilibrio per eccellenza.
Taranis/Nuada, si può identificare col Sole e con Marte: è il dio Re, simbolo delle anime, della conoscenza e della saggezza.
È all’origine di tutte le forme di Vita, la forza motrice che anima il mondo e che veicola l’energia creatrice. Viene spesso associato al mistero della foresta, al mito dell’albero “asse del mondo” e simbolo di fecondità tra cielo e terra.
Nella veste di Taranis rappresenta l’energia del Cielo che si trasmette tramite i fulmini, i tuoni, nella sua forma più attiva. È il maestro del cielo e del fuoco, la ruota cosmica simbolo dei giorni e delle notti, delle stagioni.
Ecco che il triskell riunisce le sue tre energie in una sola, in un perpetuo moto di rinnovamento e Vita.
L’energia del tre permette di canalizzare l’energia primordiale nella materia, poiché funziona sui tre livelli della coscienza manifesta: piano fisico, energetico e spirituale.
È un’energia capace di attivare, di dare vigore a tutto ciò che incontra.
Sulle nostre cattedrali come quelle di Milano e Como, per fare solo alcuni esempi, il triskell viene sempre rappresentato come simbolo dei campi d’energia.
Fra i costruttori delle cattedrali, i Maestri Comacini, erano profondi in quest’arte, perché conservavano il segreto delle “Onde di Forma” che sono alla base dell’edificazione sacra e magica.
Notiamo, però, una curiosità: sulla facciata principale del Duomo di Como, oltre al triskell viene rappresentato anche il triskell a quattro braccia, simbolo del ritorno dell’energia in terra.
Questo perché il triskell è un principio di emissione indotta delle forme, forma frattale che funziona con il quarto stadio della materia, cosicché il triskell a quattro braccia consolida l’energia veicolata dal triskell.
Il triskell, con l’energia che riesce a liberare, ci permette di agire e lavorare su molteplici stati della coscienza, molteplici livelli che si richiamano ai modelli che Madre Natura ci ha messo a disposizione.


Bibliografia:

Jean Bonvin – “La Forme et la Pierre” – éditions Mosaique.
I Celti una civiltà europea” - Elena Percivaldi, Giunti edizioni
Simboli della scienza sacra” - Renè Guenon, Adelphi edizioni
“Le divinità solari dell’antica Europa dal 2000 A.C. al 400 A.C.” - Miranda Green - Ecig edizioni

Postato da: Brugh a 12:25 | link | commenti
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La Triplice Dea

La riconoscenza dell’Acqua come principio primo e fonte originale, per delle popolazioni mobili, la cui sopravvivenza proviene dai suoi benefici, viene espressa tramite la consacrazione delle fonti dei principali fiumi dell’Europa; quelli che divennero dei santuari della dea celtica della fertilità. Evocata dalla toponimia celtica, questa consacrazione viene attinta da un grandissimo numero di offerte votive – statuette, metalli preziosi, armi e oggetti domestici – scoperti un po’ ovunque in Europa lungo il corso d’acqua e presso i santuari situati alle loro sorgenti.
Il fiume o il corso d’acqua rappresenta un’espressione mobile della Madre Terra, che rende le acque sacre. È la combinazione particolare delle diverse proprietà minerali, vegetali e volativi che emanano certe sorgenti in certe ore del giorno e della fase lunare che ne crea i poteri rigeneratori. Ogni luogo sacro ha il suo spirito guardiano che veglia si di lui, osserva i riti quotidiani secondo il cerimoniale voluto che si può materializzare sotto forma di canto, di uccello, di pesce, in onore della dea.
A volte la dea appare come essere dei sogni, come strega, in funzione delle circostanze o delle predisposizioni del visitatore o dell’intruso.
Questi luoghi rappresentano il grembo della Madre Terra invocata sotto nomi e aspetti differenti. Esistono numerose iscrizioni galliche (Gallia Transalpina e Cisalpina – iscrizioni leponzie), indirizzate a Gwena, Mar (antichi nomi della Dea), Brida, Brii, Bria (divenuto poi Brighit), la Madre rappresentata sotto forma di triade – modello che spesso viene richiamato nell’arte e nella letteratura celtica – assieme al suo bambino e ad un cesto di frutta (simbolo di fertilità ed abbondanza).
Un’altra rappresentazione popolare è quella della dea Epona, abitualmente a cavallo e a volte accompagnata da un rapace.
La Luna, con i suoi poteri sulle maree e sui cicli mestruali, rappresenta un insieme universale di simboli; presiede ai riti notturni legati ai canti degli animali, come il serpente ed il lupo. La mitologia celtica la identifica con la triplice dea che presiede le nascite, alla Vita e alla morte: triade delle giovani, delle spose e delle donne anziane; Morrigan, Macha, Badh, Arianrhodd, Sequana.
Gli antichi Galli, la cui teologia è scomparsa assieme alle loro tradizioni orali, hanno lasciato delle statue anonime a due o tre teste, che però rappresentano chiaramente simboli celtici.
In Italia abbiamo numerosi reperti e testimonianze di tali divinità che in alcuni casi assumono anche vesti solari, in quanto la Dea Madre rappresenta anche queste qualità.
A Milano, ad esempio sono state di recente scoperte statuette votive, e basso rilievi di Belisama, divinità luni-solare, che reca accanto a sé una scrofa semi lanuta, animale-simbolo delle sue peculiarità: dono della guida oltre il mondo visibile, per individuare il nemeton per costruire il santuario.
La chiesetta di S. Calimero, come quella di S.Calogero, in via Quadronno, erano “votate” alla Dea Belisama. La leggenda milanese vuole che questa divinità fosse venerata durante la festività di Beltaine, che cadeva il 1° maggio.
Altra importante testimonianza, del culto matriarcale e della grande importanza che rivestiva la divinità femminile, la ritroviamo nel nome della terra di Brianza.
La Brianza deve il suo nome all’antico termine celtico “Brià” – derivante dalla divinità più importante che è appunto Bri, Bride, Brighitt, o meglio nota come Briganzia.
La zona submontana lombarda ha visto il suo splendore durante il periodo della civiltà di Golasecca, retrodatata recentemente da approfonditi studi, attorno al 1.300 a.C.
Presso gli antichi Celti, i templi, le cappelle votive, venivano costruite secondo un principio analogico/simbolico, che riporta le coordinate celesti in terra seguendo la simbologia lunare con le sue 28 dimore.
Como diventa il centro della civiltà di Golasecca, che si estende dalla sponda orientale del Ticino ed arriva fino al lago di Oggiono, vicino a Lecco.
Alcuni reperti antichi di tale civiltà si sono ritrovati attorno alla città di Como, nei dintorni del lago Alserio, nella pianura di Erba ed in tutta la zona submontana del Triangolo Lariano.
Una delle singolarità che risalta subito all’occhio è data dalle chiesette di pochi metri quadri sparsi per tutto il territorio sub-montano, dedicate tutte a S. Pietro: la fondazione per la maggior parte di queste risale ai Longobardi.
Tale dedica per analogia si riferisce alla Pietra alchemica, quindi secondo questo concetto le chiese così disposte formano la “mezzaluna fertile” che rappresenta la divinità Brighidh incarnata in terra. Fertile, perché è quella divinità che più di altre si venera e perché è colei che nutre e arricchisce la terra e tutta la Natura.
Per fare un esempio citiamo la chiesa a Gemonio, fondata da Liutprando nel VIII secolo; S.Pietro di Albese, in località Cassano, fondata nel 1000 d.C.; S.Pietro al Monte a Civate fondata da Desiderio risalente al 706; Agliate vicino a Galliano, celebre per la sua cripta ad oratorio, la cui costruzione risale alla fine del X secolo; a Gallarate, nel centro, risalente all’anno 1000.
Si noti, comunque, che tutte queste chiesette furono costruite sopra templi antecedenti, e più precisamente “Nemeton”, ossia “luogo sacro”, risalenti appunto all’età della civiltà di Golasecca, tutte dedicate alla divinità Belisama.
Se si uniscono immaginariamente i punti con una linea continua, si ottiene la figura della mezzaluna, centro di alto potere calorifico. Tale mezzaluna è crescente, chiara simbologia ermetica del mezzo necessario alla palingenesi umana, quale può essere il cervello, nella sua fase di crescenza, verso la condizione di Luna Piena.
La Pietra alchemica, quindi, simbolo anche della Acque primordiali.
Le Acque primordiali sono identificate in tutti quei laghetti che si incontrano nell’arco di questa mezzaluna: il lago di Varese – Alserio – Segrino – Oggiono – Annone ed altri ancora.
Ma la triplice dea, l’incarnazione stessa del simbolo del triskell, la si può identificare principalmente con l’elemento Acqua, che ci ricorda le Acque Primordiali.

Postato da: Brugh a 12:21 | link | commenti
esoterismo, celti, triplice dea

mercoledì, 07 novembre 2007
Hoka Hey

Balàvi giò induè finìss el fiöemm
sugnàvi giò in söe la riva di nissöen
Ho vedüü el cieel vegnì pussèe scüür
el veent el parlàva cun la vuus di tambüür
I spiriti i cantàven la canzòn de la pagüra
i geent i vusàven giò in fuund alla pianüra

Hoka Hey... Hoka Hey

Se sun stremii e a ca' mea sun scapaa
e ho truvaa i mè geent cun't i fàcc culuraa
Ho verdüü la tenda e ho vardaa de föe
e l'era piee de geent cun't i giachètt blöe
Quel che vurèven... dopu l'ho capii ...
Wounded Knee!

Hoka Hey .... Hoka Hey

(autore canzone: Davide Van de Sfroos)

Molto di più di una canzone, molto più avvolgente di una poesia.
Parole sagge che riescono a far rivivere antiche memorie.
Davide Van de Sfroos, senza saperlo (ma forse lo intuisce) è un grande Sciamano brianzolo che ama la propria terra, le proprie radici.
Riesce a descrivere la Vita in modo semplice sulle note di un tempo magico ed arcaico.

Postato da: Brugh a 13:38 | link | commenti
davide van de sfroos, hoka hey